Lunigiana

Politicamente la Lunigiana appartiene alla Toscana e in modo particolare alla provincia di Massa Carrara.  Geograficamente il suo territorio si estende nel bacino idrografico del fiume Magra.

Che Cosa é

Quando si parla di Lunigiana, non ci stiamo riferendo a un paese o borgo, come siamo soliti fare su questo sito. Il territorio e le terre della Lunigiana sono infatti caratterizzate da Numerosissimi borghi tra i piú conosciuti: Sarzana, Aulla, Fivizzano, Bagnone, Fosdinovo, Pontremoli, Podenzana e altri.. Oggi viene distinta in LUNIGIANA INTERNA, la zona che va dall’alta Val di Magra fino ad Albareto e Minucchiano, e LUNIGIANA ESTERNA, la zona della bassa Val di Magra, che include Sarzana e il tratto finale della Val di Vara, in provincia di La Spezia

Come Arrivare

Raggiungere il Territorio della Lunigiana non é assolutamente difficile. La lunigiana non é un paese ma un territorio dunque non possiamo parlare di una destinazione precisa ma piuttosto di un’area geografica

Auto: potete raggiungere i territori lunigianesi percorrendo l’autostrada A-12  e uscendo al casello Autostradale di Sarzana, una delle principali cittadine di questo territorio, oppure potete uscire al casello autostradale di Carrara.

Treno: Sarzana é una delle cittá principali della lunigiana e puó essre facilmente raggiunta in treno. Se desiderate visitare l’alta Lunigiana come ad esempio Pontremoli allora, sicuramente dovrete noleggiare un auto

Aereo: L’aeroporto piú vicino é il Galileo Galilei di Pisa. L’aeroporto comunica con un servizio su rotaia con la stazione di Pisa, dalla stazione di Pisa partono molti treni in direzione Genova con fermate a Carrara, Sarzana e La Spezia.

I Dialetti della Lunigiana

Linguisticamente si possono distinguere 5 dialetti e  le rispettive aree di delimitazione:

  • Dialetto lunigianese dell’alta Lunigiana (Pontremoli, Bagnone, Filattiera e Zeri).;
  • Dialetto della media Lunigiana (Aulla, Fosdinovo,Villafranca, Fivizzano), che si colloca tra i dialetti emiliano e ligure;
  • Dialetto della bassa Lunigiana (S. Stefano Magra, Ceparana, Sarzana, Albiano- Caprigliola), assimilabile al precedente ma , foneticamente, con alcune variazioni;
  • Lunigianese dell’Oltre Magra (Arcola, Vezzano, Ameglia, Follo), ligure spezzino;
  • Lunigianese di transizione con il dialetto carrarese (Castelnuovo Magra, Ortonovo).

Le Famose Statue Stele

La cultura megalitica delle Statue Stele riunisce tutti i comuni menzionati ed annulla tutte le diatribe sui confini della Lunigiana; nel museo del Piagnaro di Pontremoli sono raccolte tutte le Statue Stele della Lunigiana fin qui rinvenute: ci troviamo di fronte al più importante fenomeno megalitico d’Europa. Durante la complessa stagione feudale il territorio della Lunigiana subì varie ridefinizioni, arrivando a comprendere l’intera Val di Magra, le Alpi Apuane, la Val di Vara e il Golfo dei Poeti.

Preistoria della Lunigiana

Con questo termine intendiamo comprendere la storia della regione della Lunigiana e dell’attuale provincia di La Spezia, nel periodo che va da 120.000 anni fa fino alla colonizzazione di Roma, che terminò nel 180 a.C. con la sottomissione dei Liguri Apuani; i più antichi insediamenti umani in Lunigiana risalgono al periodo musteriano, che va da 120.000 a 36.000 anni fa. In questo periodo il territorio è popolato dall’uomo di Neanderthal, e il suo insediamento in quest’area è attestato nella Tecca di Equi e, sempre nelle Alpi Apuane, nella grotta dell’Onda (Monte Matanna). È proprio nella Tecchia di Equi che furono ritrovati i resti più importanti di attività umana risalenti al periodo musteriano in Lunigiana. Tracce di attività umana risalenti al paleolitico superiore e al mesolitico sono state individuate anche a La Spezia, a Massa, nella Val di Vara e in Val Serchio;

durante questo periodo il territorio è ancora abitato dall’uomo di Neanderthal, che scomparirà definitivamente solo alla fine del paleolitico. Durante il neolitico (6.000 – 2.800 a.C.) cominciano ad arrivare in Lunigiana popoli provenienti dalla Pianura Padana occidentale; praticavano l’agricoltura e l’allevamento di ovini, bovini e suini; si insediarono nelle caverne e soltanto saltuariamente si dedicavano alla caccia. Poche sono le tracce arrivate fino a noi di questo periodo. Ben più importanti sono quelle che ci sono giunte e risalenti all’eneolitico (2.800 – 1.800 a.C.), grazie anche al ritrovamento di numerose tombe che ci hanno dato un’idea molto approfondita sul culto dei defunti. I morti vengono sepolti nelle caverne o in piccole grotte, con un corredo di armi e ciondoli come amuleti per l’aldilà. È a questo periodo che si fanno risalire le prime Statue Stele di tipo A, quelle più antiche e dalle forme più stilizzate ed essenziali. Durante l’età del bronzo (1.800 – 1.100 a.C.), in Lunigiana risiede una popolazione definita proto-ligure, a carattere mediterraneo che viene fatta rientrare nella stirpe camitico-ibero-ligure.. Tracce di questo popolo sono arrivate fino a noi anche grazie alle Statue Stele di tipo B, molto diffuse in questo periodo.

Dal 900 a.C. fino alla romanizzazione si sviluppa l’età del ferro. In questo periodo il territorio della Lunigiana è abitato dal popolo dei liguri apuani; le comunità di questi insediamenti cominciano ad esercitare, durante i riti funebri, la pratica dell’incinerazione. Rispetto ad altre comunità dove la pratica dell’inumazione conviveva con l’incinerazione, per il popolo dei liguri apuani questa divenne la procedura più diffusa e venne praticata per diversi secoli. Lo svolgimento del rito prevedeva che le spoglie del defunto venissero posizionate su una pira le cui dimensioni variavano in base al rango del morto. Il fuoco veniva acceso alle prime ore del mattino e spento con il vino una volta quasi estinto; il compito di raccogliere le ceneri spettava ai parenti e agli amici, ceneri che venivano poi deposte in un’ urna collocata all’interno del terreno e circondata dal corredo funebre. Le dimensioni delle fosse oscillavano tra un metro e 25 centimetri (Versilia e Garfagnana) a 2 metri e 45 centimetri (come quelle di Ameglia).

Le urne erano fabbricate in argilla grigio-nerastra e veniva abbellita con semplici decorazioni. Il corredo funebre che serviva ad accompagnare il defunto nell’aldilà era costituito da armi e relative armature (se questi erano stati guerrieri), monili e ornamenti vari sopravvissuti al fuoco. Nella maggior parte dei casi si tratta di oggetti di scarso valore come punte di lancia, fibule, coltelli, etc.; in altri casi sono stati rinvenuti anche monili in oro, gioielli (collane, anelli, etc.) e altri oggetti di abbellimento per uomini e donne. Nelle tombe più ricche, oltre a questo genere di monili, sono stati rinvenuti anche vasi in oro e in argento quasi sicuramente d’importazione.

Epoca Romana

Dopo aver sconfitto e assoggettato i liguri apuani, i romani fondarono, nel 177 a.C., la colonia di Luni, dando cosi inizio alla romanizzazione del territorio della parte sud della Lunigiana; la città di Luni, che darà il nome alla Lunigiana, divenne un porto molto importante dal punto di vista strategico. Lo sfolgorio dei suoi marmi trasse in inganno anche i Normanni che scambiarono la città per Roma. La caduta dell’Impero Romano, il successivo abbandono e l’insabbiamento parziale del porto ne provocarono la sua fine. Sotto la dominazione bizantina, successiva a quella degli Ostrogoti,  la Lunigiana costituì la Provincia Maritima Italorum.

Anche se la presenza bizantina creò una struttura statale definita,  la vessatoria tassazione che essi imposero alla popolazione per finanziare la guerra contro i Longobardi che si erano, nel frattempo,  insediati a nord subito dopo gli appennini,  fu mal supportata dagli abitanti della Lunigiana. Di questo pediodo storico rimane ancora traccia nei presidi militari fortificati che si trovano a Filattiera e Filetto

Medioevo e Lunigiana

Con la sconfitta dei Longobardi per mano di Carlo Magno e l’investitura, nel 802, degli Obertenghi come feudatari del territorio, la Lunigiana entra nel Medioevo. Dagli Obertenghi discesero poi i Malaspina, che rimasero i feudatari della Lunigiana, con alterne vicende fino alla Rivoluzione francese; con il riconoscimento dei propri possedimenti da parte dell’imperatore Federico Barbarossa, i Malaspina, nella prima decade del XIII secolo,cominciarono a guerreggiare con i vescovi di Luni per il predominio del territorio della Lunigiana.

È del 1221 la divisione del casato in due rami, gli Obizzino da una parte e i Corrado Malaspina dall’altro. Al primo, che adottò lo stemma dello Spino Fiorito, andarono in territori a sinistra del fiume Magra, ad esclusione del feudo di Villafranca; al secondo, che invece mantenne il tradizionale Spino Secco, quelli di destra, compreso Villafranca. La capitale dei territori dello Spino Fiorito fu Filattiera, mentre Mulazzo fu capitale dello Spino Secco. I vescovi di Luni, che dopo l’abbandono di Luni si erano trasferiti a Sarzana, entrarono in collisione con i Malaspina per il controllo del territorio. La contesa ebbe termine nel 1306 con la pace firmata a Castelnuovo Magra grazie anche all’intercessione di Dante Alighieri.

Etá Moderna

Nel XVI secolo comincia ad imporsi nel territorio della Lunigiana il desiderio di unificazione. Nel 1522, il tentativo di creare una signoria in Lunigiana da parte di Giovanni dalle Bande Nere andò fallito, ma riusci comunque nell’intento di costringere il Marchese Malaspina di Aulla a cedergli il feudo; fu invece il Granducato di Toscana ad espandere i propri domini nel territorio. Nel XVI secolo la signoria di Firenze controllava circa la metà della Lunigiana dopo l’acquisto di Pontremoli e dei territori circostanti. Durante il periodo Barocco la città di Pontremoli venne totalmente riprogettata. Nella seconda metà del XVIII secolo, l’illuminismo arrivò a Pontremoli con Piero Leopoldo d’Asburgo. Nel 1787, Pontremoli fu nominata sede diocesana, sede che mantenne per duecento anni.  Dopo la sconfitta di Napoleone e la Restaurazione del 1815, il Congresso di Vienna decretò che gli ex feudi imperiali  passarono sotto il dominio estense di Francesco IV, duca di Modena: ne fecero parte i territori di Aulla, Licciana, Mulazzo, Tresana, Podenzana, Treschietto e Villafranca. Anche il Granducato di Toscana tornò in possesso dei suoi territori: Pontremoli,  Fivizzano, Codiponte, Bagnone, Casola e Albiano. Con il trattato di Firenze del 1844 che chiuse il periodo napoleonico, si parlava di tre lunigiane, una Lunigiana sotto il Ducato di Parma con Pontremoli e Bagnone, una sotto il Ducato di Modena con Fivizzano, Aulla, Licciana, Massa e Carrara, e una sotto il Regno di Sardegna, con Sarzana, La Spezia e la Val di Vara.

Lunigiana Contemporanea

La Lunigiana fu una delle terre più colpite dall’emigrazione. La situazione si aggravo’ con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, prima, e con un disastroso terremoto che colpi la zona orientale della Lunigiana nel 1920, poi. Durante la Seconda Guerra Mondiale la Lunigiana fu la retrovia della Linea Gotica che divideva le truppe tedesche da quelle alleate. Il secondo dopoguerra vide la Lunigiana inserirsi nella nuova realtà repubblicana, ma con i problemi di sempre: il mancato rilancio economico, la mancata industrializzazione, la crisi dell’agricoltura.

Oggi ci troviamo di fronte ad un territorio di confine e di collegamento tra aree vicine, e di grandi risorse umane ed ambientali che, paradossalmente, proprio per la mancata industrializzazione e il relativo isolamento geografico e culturale risulta una terra di sicuro interesse, con i suoi paesaggi incontaminati,  ricchi di storia e di tradizioni.